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DA NAZARETH A PANDINO IN CERCA DI SERENITA’
E’ Presso la nostra Scuola Casearia studia
da due anni una graziosa ragazza di 19 anni, Ranin, che arriva da Nazareth
ed è ospitata nel nostro Convitto. Le è stata offerta la possibilità di
studiare in Italia dal Rotary Club Cremona-Po. A Nazareth aveva completato
gli studi liceali, ma le sarebbe stato quasi impossibile sia iscriversi
all’università che trovare un lavoro.
La situazione di Ranin è stranissima e complicata. Basti dire che è una
israeliana araba cristiana: condizioni che sembrano, e sono, in contrasto
tra loro. Ho voluto incontrarla per cercare di capire come ciò sia
possibile. E Ranin mi ha raccontato la storia della sua famiglia.
I suoi nonni e tutti i suoi avi erano originari di Maalol, un piccolo
paese vicino al Lago di Tiberiade, in Palestina, a circa otto chilometri
da Nazareth e hanno sempre parlato la lingua araba. Tutti gli arabi della
zona erano divisi in due gruppi religiosi: c’erano i mussulmani e c’erano
i cristiani, a loro volta divisi in ortodossi e cattolici. La famiglia di
Ranin è sempre stata cristiana cattolica.
Nel 1948, quando gli ebrei, col trattato di pace alla fine del conflitto,
occuparono la zona, tutti gli abitanti del piccolo centro di Maalol furono
spostati a Nazareth e il paese fu distrutto. Fu salvata solo la chiesa
cattolica che, però, non ebbe più il sacerdote. La famiglia di Ranin vi
ritorna tutti gli anni, insieme ai compaesani, come in pellegrinaggio.
Nazareth è una città di 90.000 abitanti e molto bella, racconta Ranin.
Risulta divisa in due parti, una abitata dagli ebrei, l’altra dai
palestinesi, sia mussulmani che cattolici: in questa seconda parte furono
inviati gli abitanti di Maalol e, quindi, anche i suoi nonni. Suo padre e
sua madre, non ancora cinquantenni, sono nati a Nazareth, come i loro
quattro figli. Qui hanno dovuto imparare l’ebraico, ma tra loro parlano
ancora in arabo. A scuola, per esempio, gli insegnanti sono arabi, ma i
testi su cui studiare sono scritti in ebraico. Ranin ha frequentato la
scuola cattolica “San Giuseppe”. Mi dice sorridendo: «Sono palestinese e
cristiana. Chissà . . . forse sono lontana parente di Gesù!».
Le piace stare in Italia: «Qui c’è tutta un’altra vita, non c’è mai d’aver
paura, si può andare dove si vuole e se entro in un supermercato non mi
fermano mai per ispezionarmi la borsa! Anche se nella nostra zona non
abbiamo mai avuto attentati terroristici, gli ebrei sospettano sempre di
noi».
Ora conta di terminare gli studi alla scuola Casearia, preparandosi a
superare due classi in un solo anno. Sulla pagella che le è appena stata
consegnata, ha tutti nove e dieci. Ottenuta la maturità conta di trovarsi
un lavoro nel ramo caseario, che le piace molto, e di pagarsi
l’Università: sempre in Italia, naturalmente. Le piacerebbe molto fare la
fisioterapista o l’infermiera, come sua madre.
Non so a voi, ma a me piace pensare che abbiamo in paese una ragazza di
Nazareth … forse imparentata con Gesù!
Cara Ranin, auguriamo a te e alla tua tormentata terra di trovare
finalmente la pace.
E buona fortuna in mezzo a noi!
mgg
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