A TUTTE LE COPPIE DI SPOSI DELLA PARROCCHIA

Carissimi,
l’esperienza vissuta domenica 15 Febbraio al nostro Santuario è stata così arricchente che sentiamo il desiderio di condividerla con tutte le coppie di sposi che sono state impossibilitate a parteciparvi. Il tema “La spiritualità familiare” trattato da Don Giuseppe Nevi, responsabile diocesano della pastorale familiare, è stato proposto con una modalità nuova e coinvolgente: alla relazione è seguita una riflessione individuale che doveva mettere a fuoco ciò che era giunto più sentito al nostro cuore e alla nostra intelligenza, poi è stato dato tempo per un confronto non in gruppo, ma nella coppia: è stato molto bello avere tempo solo per noi, per parlarci, confrontarci, discutere, cercare motivazioni e soluzioni tutte nostre!
Ora vorremmo trasmettervi quanto abbiamo ascoltato e provato. Speriamo di riuscirci anche se sicuramente il vivere in prima persona un’esperienza è cosa diversa!
Sulla spiritualità familiare, ci ha detto don Giuseppe Nevi, c’è anzitutto uno stereotipo da sfatare: non è la spiritualità qualcosa di etereo (“dai tetti in su”) ma qualcosa che riguarda il nostro concreto vissuto quotidiano; è uno stile di vita coniugale, quindi di entrambi i coniugi, un cammino per raggiungere insieme gli ideali del progetto che Dio ha sulla coppia. Il prerequisito di una spiritualità familiare, ha precisato il relatore, è quello di considerare il proprio matrimonio una realtà bella, gioiosa, addirittura una profezia: viverlo come tale e comunicarlo così a chi ci circonda, sfatando tanto pessimismo e tante banalità sul matrimonio.
C’è tanto bisogno di una comunicazione di questo tipo, non vi pare?
E’ stato confortante sentir dire che la coppia è la protagonista della pastorale familiare, non l’oggetto, come vorrebbe chi ha un atteggiamento essenzialmente clericale; sentir precisare che la coppia deve cercare una nuova via, tutta da creare, per raggiungere la santità. Non è corretto emulare la spiritualità monastica (via individuale) o comunitaria (via di gruppo), ma è necessario trovare una nuova spiritualità che abbia come priorità quella di servire la coppia: non al marito obbedisco, non alla moglie, ma alla coppia e per lei ”sacrifico” il mio io, i miei interessi individualistici; sulla coppia misuro anche quei servizi in parrocchia o per la comunità in modo che non diventino prioritari rispetto alla mia vita familiare.
Quanto ci sarebbe da riflettere su questa provocazione di Don Giuseppe Nevi!
Due sono le connotazioni peculiari della spiritualità familiare: la laicità e la coniugalità. È una spiritualità laica in quanto si esprime dentro la quotidianità, dentro le cose di questo mondo, quelle che ogni giorno ci provocano e ci coinvolgono. È coniugale perché va vissuta in due; se i coniugi vivono da scapoli sotto lo stesso tetto, si riservano spazi da vivere in modo individualistico dividendosi nettamente competenze e ruoli , non potranno raggiungere e vivere una spiritualità familiare.
L’impegno di essere coppia, di diventare dono l’uno per l’altro deve essere sempre prioritario; addirittura, ha detto don Nevi, il primo adulterio è quello di decidere di non essere coppia, di non fare coppia.
Sentir precisare che la bontà di una decisione sta nel farla insieme, anche se ciò potrebbe renderla meno perfetta, ci ha sorpreso e fatto riflettere a lungo.
Il relatore non si è limitato a chiarire il senso vero della spiritualità familiare, ma ha anche indicato le vie concrete per raggiungerla:
1 - un buon dialogo,
2 - una sessualità vissuta come relazione,
3 - una preghiera comune.
Dialogare tra coniugi significa anzitutto saperci ascoltare col cuore per cogliere le vibrazioni più intime, significa saper comunicare sé all’altro, cioè parlare non delle idee, ma dei sentimenti provati, degli stati d’animo provocati dal vissuto relazionale.
Vivere la sessualità come relazione, significa viverla come dono di sé all’altro, non come possesso; significa comprendere che la sessualità riguarda tutto il nostro essere e il nostro genere maschile o femminile e si esprime in tanti modi, in tante attenzioni, in tanti gesti, non solo nel rapporto sessuale che è rapporto vero solo se è l’apice di tante altre manifestazioni.
Solo se vissuta come dono la sessualità è casta, diventa cammino di salvezza e sa guarire nei coniugi tante ferite.
Anche su questo argomento, se volessimo confrontarci davvero, avremmo tanto da dire e da cambiare !
Pregare in coppia non significa solo recitare insieme formule imparate, ma mettersi insieme davanti a Dio per riconoscersi bisognosi di aiuto. Anche in questo caso è necessario superare lo stereotipo che ognuno ha il suo modo di pregare e di mettersi in relazione con Dio.
Don Nevi ha precisato che sarebbe tempo di recuperare la liturgia familiare.
È forse difficile, anche se auspicabile, pregare ogni giorno insieme in famiglia: i ritmi frenetici , gli orari di lavoro differenti sembrano impedircelo. È però possibile cominciare pregando insieme in alcuni “momenti forti” della storia familiare: una preghiera davanti al presepe, una riflessione nei momenti di lutto o di gioia particolare, una festa di compleanno o un anniversario resi unici da momenti condivisi in famiglia.
Tutto ciò permetterebbe di crescere insieme nello spirito, per dare senso e valore a ciò che si fa, non dimenticando mai che ciò che passa veramente nell’educazione è il senso che si dà alle cose che si fanno, alle esperienze che si vivono.
Quanta gratificazione abbiamo provato sentendo che tante “piccole cose” fatte per intuito sono invece strada per la spiritualità!
Allora dobbiamo prendere coraggio, non delegare solo ai sacerdoti, ai catechisti la costruzione della spiritualità familiare. Tocca a noi, noi siamo i veri competenti della pedagogia della coniugalità perché siamo noi a vivere la relazione ogni giorno. Impegniamoci a viverla intensamente perché più la relazione è vera, più è vincente.
Carissimi, noi siamo tornati alle nostre case più ricchi, più carichi di entusiasmo, più decisi a camminare insieme; da questa carica è scaturita la motivazione di farvi partecipi della nostra esperienza.
Con affetto.

Le coppie di sposi presenti all’incontro